Emotoni, consapevolezza, couchsurfing, internet delle cose (o delle persone), 3.0, we-government, ....
Mille e uno spunti per un futuro che è già (quasi) presente. Mille e uno modi per riportare il nostro paese a competere sul mercato turistico mondiale. Mille e uno modi per tornare a casa da Firenze con un bagaglio di informazioni che avrebbero stordito anche il compianto SJ (cui è stata dedicata la cerimonia di apertura).
Insomma, mi ha convinto. Sì, BTO è utile. Dirlo è opportuno, dato il numero di momenti, incontri, borse dedicati al turismo che spesso si rilevano per quel che sono: solo e soltanto una vetrina.
Al BTO, invece, sono in tanti a farsi belli; ma molti ne hanno motivo.
Insomma, mi ha convinto. Sì, BTO è utile. Dirlo è opportuno, dato il numero di momenti, incontri, borse dedicati al turismo che spesso si rilevano per quel che sono: solo e soltanto una vetrina.
Al BTO, invece, sono in tanti a farsi belli; ma molti ne hanno motivo.
Iniziamo dalla fine: Riccardo Luna è stato (in nome omen) illuminante. Una ventata di entusiasmo, di speranza e anche (e soprattutto) di concretezza, un aspetto che tutti i presenti ricercavano dopo due giorni di stimoli e sguardi al futuro. Uno il concetto centrale di Luna, che da respiro all'intero contenuto di BTO: spetta a noi. Già, non possono più esistere "cittadini pigri", dobbiamo passare dall'e-government al "we government". "Tutti noi abbiamo idee, creatività (Mirko Palleri docet), internet è lo strumento che ne facilita la concretizzazione".
Già: non possiamo più permetterci che sia lo stato centrale, la PA a darci l'opportunità di fare. Sta a noi trovare il coraggio di lanciare nel mercato l'idea giusta, quella vincente. Lo strumento c'è e, soprattutto, c'è anche un mercato ormai pronto a recepire. Lasciamo stare le avanguardistiche sollecitazioni dell'internet delle cose (tra qualche anno certamente utile e di moda), ma concentriamoci sul fare.
Un fare partecipato declinato in un argomento coraggiosamente affrontato da BTO per la prima volta in questa edizione: la governance. Ho seguito con particolare attenzione i panel al riguardo e, come immaginavo, non dev'essere stato facile organizzarli. Infatti, in alcuni casi, le argomentazioni hanno rasentato la banalità. Interessante (ma già vista) l'esperienza raccontata da Christoph Engl di Sud Tirol (seppur troppo orientata al marketing e poco al concetto di governance). Ben più attinente la testimonianza di Giampiero Perri sulla Basilicata: una piccola regione (e questo conta essere piccoli per favorire la governance!!) capace di rendersi visibile sul mercato internazionale con poche, azzeccate ed economiche azioni frutto di una strategia comune. L'elemento vincente: mettere al centro il territorio, le particolarità e soprattutto gli operatori. Quegli stessi operatori che hanno infine sollecitato il comune di Cervia a dotarsi della più ampia spaggia wi-fi della penisola: davvero un bel progetto!
Meno interessante invece l'intervento (day 2) dedicato alle esperienze pubblico-private di Toscana e Umbria: si sa che le due regioni sono tra le più attente al tema della governance, ma ciò che è stato proposto non ha soddisfatto la sete di nozioni e informazioni del pubblico in sala. Operatori nell'ombra (sul palco i due dirigenti regionali) così come troppo spesso avviene nella realtà quando si parla di governance.
Insomma, un tema davvero complesso, giustamente (e coraggiosamente) affrontato, che non potrà che trovare maggiore (e migliore) spazio anche nelle prossime edizioni.
Meno interessante invece l'intervento (day 2) dedicato alle esperienze pubblico-private di Toscana e Umbria: si sa che le due regioni sono tra le più attente al tema della governance, ma ciò che è stato proposto non ha soddisfatto la sete di nozioni e informazioni del pubblico in sala. Operatori nell'ombra (sul palco i due dirigenti regionali) così come troppo spesso avviene nella realtà quando si parla di governance.
Insomma, un tema davvero complesso, giustamente (e coraggiosamente) affrontato, che non potrà che trovare maggiore (e migliore) spazio anche nelle prossime edizioni.
Sì, perchè sono i territori, le destinazioni che prime devono familiarizzare con le nuove (e nuovissime) tecnologie proposte da BTO. Proprio di familiarità occorre parlare. Ho notato una presenza risibile dei funzionari pubblici tra i partecipanti. Eppure proprio loro hanno maggiore necessità di aggiornarsi, di informarsi al riguardo. Così ti trovi di fronte a Edoardo Colombo che in quanto a familiarità non si discute. Certo è costretto a muoversi in un ambiente poco favorevole. Il siparietto politico (da regime caduto) che l'ha visto coinvolto la dice lunga sulla visione strategica del ministero del turismo con cui si è confrontato fino a ieri. In cuor suo, a mio parere, è sollevato del cambio "tecnico" alla guida del governo. Resta un'eredità difficilissima da digerire, quell'"Italia.it" che ha provato sino all'ultimo a difendere stoicamente. Eppure il pubblico in hall1, con la bava alla bocca, ha cercato di metterlo più volte all'angolo (si è arrivati alla citazione del polemico Fatto Quotidiano). E la hall1 è diventata un ring, pur evitando i colpi bassi. Ne rimane un progetto in cantiere da valorizzare e ripetere, quell'"Innovatori Jam" che da la parola al popolo (come il già citato Luna auspica), agli esperti. Quelli che di notte, alle 5 del mattino, sono ancora in 3 a discutere di innovazione. Quelli che tanti spunti li hanno dati e adesso aspettano un segnale da chi quelli spunti deve recepirli. Si rimane con una promessa, dello stesso Colombo, di ripubblicare le discussioni generate dal progetto e di favorirne una concretizzazione. Vedremo.
Ma se Italia.it è stato bersagliato, (l'assente) Groupon e chi più volte a tenuto a distanziarsi da lui pur facendo le stesse cose - insomma quelli del "social" commerce - sono stati colpiti (e affondati). Tanto scetticismo in sala (e soprattutto sul meraviglioso schermo twitter-showing della main hall), poca sostanza dal palco. "Noi non siamo Groupon" ("la forza nera" secondo qualche blog), "noi siamo una piattaforma di marketing" (????), "ci concentriamo sulla qualità del prodotto" (dove c'è Barilla c'è casa)...insomma, un tentativo fallito di sostenere la bontà di un sistema squisitamente vessatorio nei confronti degli operatori (commissioni da urlo!!!) che di social, permettetemelo, non ha proprio nulla. Chi ne esce in parte ripulito (udite udite) sono le OLTA, cui una saggia domanda del tirannico Carniani mette in luce una mancanza di vision: "come mai non c'avete pensato voi al social commerce?"
OLTA più che presenti in BTO: già, peccato che io non le abbia filate neanche di striscio. Non mi interessano. Faccio altro. Scusate...
OLTA più che presenti in BTO: già, peccato che io non le abbia filate neanche di striscio. Non mi interessano. Faccio altro. Scusate...
Che resta? Tantissimo altro, davvero. Innanzitutto l'intervento ascoltatissimo e applauditissimo di un'angelica Mafè De Baggis sullo storytelling. Come l'editoria liquida approfitta del racconto di chi vive una storia. Ci ha spiegato che dobbiamo dotarci di un nostro Cirano, che se smettiamo di raccontare il mercato ci taglia la testa (cit. da Le mille e una notte), che si prova un'emozione enorme a correre tra le vigne, ma se poi non lo si può raccontare al mondo quell'emozione rischia di venire strozzata. E a perderne è solo la struttura, 1 o 5 stelle lusso che sia). Ci ha illuminato sulle molteplici opportunità di far nascere spunti per una storia il cui canovaccio deve comunque restare in mano nostra. Esempio ne è la splendida esperienza dell'hotel Mama Shelter a Parigi, una sequenza di stimoli esperienziali degna di "Alice nel paese delle meraviglie" (per restare in tema...). Ci ha permesso di capire che si è passati dall'intimità di una cartolina che si ha paura possa essere letta dal receptionist, alla spettacolarizzazione di una semplice foto scattata in riva ad uno splendido mare. Abbiamo i protagonisti, un palcoscenico e una serie di battute: sta a noi costruire il canovaccio e distribuire (o, meglio ancora, far distribuire ai protagonisti) la storia. A proposito: un'immagine e un testo possono essere dei fake, un video è autentico (Daniel Edward Craig, anche lui tra i guru che si sono alternati sul palco della main hall).
A conferma di ciò uno di questi video è stato saggiamente riproposto da Mirko Pallera (ideatore di Ninja Marketing): si tratta di Matt, del suo balletto cliccatissimo e del giro del mondo che ha fatto. Pallera ha ribadito che ciò che va raccontato è l'esperienza del viaggio, l'emozione. A questo punto riproporre il passaggio che ci ha portato a parlare di "emotone" mi risulta al quanto complesso. Eppure Pallera ci ha convinto: c'è una nuova dimensione di viaggio, di turismo. L'emotone, simbiosi (diventerà neologismo?) di emozione e ....non me lo ricordo... Sta di fatto che il suo CREATE è stato un bagno di positività, un'iniezione di autostima (siamo tutti creativi!). Un solo dubbio permane: ma l'emotone viaggia nel famigerato tunnel della Gelmini?
E poi è giusto citare Castelvecchi e Ivano Fucci (Occhi di Ulisse) che, partendo dai film di Bollywood (persino reinterpretati live in hall1) e dai balletti (tutta la hall con le dita alzate a ballare Panjaby M.C.) ci hanno egregiamente raccontato come si muove il mercato indiano, fatto di troppi stereotipi (nostri) e di grandi opportunità (sempre nostre) riassumibili in un solo numero: 1.300.000.000 di spettatori del cinema più folcloristico del mondo, più volte assimilato da Castelvecchi alla sceneggiata napoletana. Certo è che la grande esperienza di una piccola località svizzera che ha saputo raccontarsi in una clip bollywoodiana raccogliendo talmente tanta redemption (in termini di presenze turistiche) da diventare a misura di indiano (la Svizzera?!?!?!) diventa un benchmark importantissimo per la ben più evocativa Italia.
Quell'Italia che un pò inaspettatamente torna tra i primi dieci della classifica di Future Brand, "Country Brand Index". Una classifica che tiene conto degli innumerevoli aspetti che influenzano la reputazione di un paese, da cibo e cultura, sino alla libertà politica o di espressione. Una classifica che, guarda caso, ci premia in quanto a patrimonio (ovvero quel che abbiamo ereditato dai più saggi avi), ma ci penalizza per quel che riguarda la gestione attuale del paese (e quindi di quel patrimonio). Alcuni dati eclattanti: andiamo malissimo (ma guarda un pò...) in fatto di dotazione tecnologica (pur essendo tra i principali users), di innovazione, di occupazione, di vision politica. Benissimo (primi su tutti) in quanto a cultura e cibo, ancora bene (ma non primi) in quanto a qualità della vita, ecc..
Proprio Country Brand Index chiude il cerchio di questo mio resoconto in ordine sparso della 2 giorni a BTO2011: in un paese che ha lo stile di vita, la cultura, gli attrattori turistici, il cibo, insomma tutte le risorse che fanno invidia al resto del mondo, è indecente, inaccettabile che non vi sia vision strategica, che non sia data l'opportunità alla creatività (da sempre nostro marchio di fabbrica [quel made in Italy evoca qualcosa?]) di diventare concreta, che non vi siano le infrastrutture logistiche e informatiche che possano facilitare la concretizzazione delle idee. E di idee ce ne sono tante, ma proprio tante! Fatevi un giro in BTO l'anno prossimo, vi accorgerete di quante ce ne sono!!!!
Io ho chiuso la mia esperienza incrociando (destino favorevole) chi mi ha portato sulla strada del BTO e, più in generale, del turismo 2.0. A lei ho così avuto la possibilità di stringere la mano, complimentandomi per la qualità dei temi trattati in BTO e, più in generale, per la competenza che raramente si riscontra in chi insegna (prima di ogni altra cosa) la materia turistica. Ritorno sul web, come prima del BTO, a seguirla e ad apprezzarla, in attesa della prossima edizione di BuyTourismOnline. Grazie @robertamilano (come ho imparato a conoscerti su twitter). Grazie a te e a chi ti ha accompagnato in questa avventura. L'anno prossimo, però, cambiate provider... ;)
E chiudo con un pensiero che ha accompagnato il mio risveglio: non è più l'era dell'individualismo Stevejobsiano da I-pad. Stiamo entrando nell'epoca del più nobile e costruttivo moto partecipativo Luniano del WE-government, dove l'individualità è messa al servizio (ed esaltata) dalla collettività. Insomma, scampoli di nuova democrazia. Anche questo è BTO.
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