giovedì 31 maggio 2012

Il destination manager

Leggo e pubblico un interessante post sulla professione del destination manager di Josep Ejarque.

http://www.josepejarque.com/2012/05/la-professione-del-destination-manager-oggi/

Al di là del fatto che come professione è spesso sconosciuta da chi si occupa di governance di un territorio, umilmente aggiungo un aspetto che secondo me il destination manager deve necessariamente possedere: il pragmatismo.

Se è vero che chi fa questo mestiere deve essere competente in materia e deve costantemente aggiornarsi, allo stesso tempo è indispensabile che il suo sapere sia trasferito ai suoi interlocutori in modo estremamente pragmatico. Proprio perchè si tratta di una figura professionale "relativamente nuova" (così come relativamente nuovo è il concetto per cui il turismo debba essere considerato un settore economico di rilievo), la sua capacità di affermarsi su un territorio è a mio avviso direttamente proporzionale alla sua capacità di generare in concreto risultati.

Ejarque giustamente pone l'accento sull'approccio economico da tenere: bene, il pragmatismo deve essere inteso non solo in senso economico (ovvero generare concretamente risultati e performance economiche), ma anche in senso metodologico.
Mi spiego (o almeno ci provo...). Spesso le teorie di destination management fanno fatica a trovare reale applicazione su un territorio: il destination manager ha il compito di trovare il giusto compromesso tra gli strumenti teorici (senza i quali qualunque progetto è destinato al fallimento) ed esigenze pratiche degli stakeholders con cui interloquisce (che spesso non collimano con i presupposti teorici).

Quanti progetti (che sulla carta sembravano efficaci e innovativi) sono naufragati per incapacità del destination manager di prevedere come concretamente trasferirne i concetti sul territorio?
Molti, così come molte sono state le risorse economiche (il più delle volte pubbliche) sperperate per finanziare un progetto, uno studio, una ricerca che poi è rimasta chiusa nei cassetti di amministratori e governanti.

Questa è forse oggi, alla luce delle sempre più scarne risorse dedicate alla causa, la principale abilità che chi vuole fare il destination manager deve possedere.

Se poi si ispira a J. Ejarque tanto di guadagnato! P.S.: il DM italiano deve anche necessariamente conoscere la propria lingua madre...inizialmente ho parlato di pragmaticità, trattandosi semmai di pragmatismo...

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